lunedì 2 novembre 2009

martedì 20 ottobre 2009

sabato 16 maggio 2009

Sig. Meibi 119_Silenzitudine

Attitudine al silenzio.
Tendenza a non voler sentire più nulla.
Esasperazione verso ogni suono inutile, in particolare quello prodotto dalla voce umana.
Non avere niente da dire, all'improvviso, a nessuno.
Sentire che ogni cosa detta in precedenza è caduta nel vuoto.
Essere consapevoli che ogni parola che si potrebbe aggiungere, non arriverà da nessuna parte.
Essere un vuoto privo di ogni vibrazione.
Cercare, con ogni mezzo, di non sentire nemmeno le parole scandite lente nei propri pensieri.
Fuga estrema dall'incongruenza, dal dolore proprio e altrui, da un vuoto ancora più grande.
Immersione nell'inorganico.








Amen

mercoledì 29 aprile 2009

Sig. Meibi_118 Esserci

Aggrapparsi ad un barlume di umanità. Sempre più rappresentato, sempre meno sentito.
Opalescenti scaglie di pelle di drago, i pensieri, ogni cosa.

mercoledì 1 aprile 2009

Sig. Meibi_117 1° Aprile

Sono felice.

































































































































































H AHA AHAH H AHA H A HAH A HAH A AHAH!

sabato 14 febbraio 2009

Sig. Meibi_116 SanBlabla

set "operazione opossum" mode on!

martedì 3 febbraio 2009

Sig. Meibi_114 Obiettivo.

Meta, desiderio, sforzo e impegno, per uno scopo verso cui tendere. Attenzione e concentrazione... Tensione e desiderio, infine appagamento... via verso una nuova meta. O ripetizione dell'esperienza, a seconda.
Tutto molto sessuale volendo... sublimato, ma sessuale.
Questo se ci fosse, appunto, un obiettivo.
In breve: se lo raggiungi stai bene, altrimenti sei un fallimento (la proporzione di ciò dipende da tanti intuibili fattori).

Quintali di paragrafi dedicati ad autori che disquisiscono, teorizzano e sperimentano su motivazioni, soggetti esperti e non, strategie, script, e cose così.
Ma Lui è, nella pagine e dentro le persone, sempre presente, dato per certo, come un Essere che si può sentire respirare autonomamente, tanto viene sentito reale, ovvio e scontato, al di sopra di ogni dubbio.

Ma non c'è, in realtà. Non per tutti almeno.
Né a breve, medio, lungo termine.
E non solo perchè le cose non hanno senso in sé, ma proprio perchè non c'è in quanto tale, niente approda a niente.
E se poi magari ogni tanto capita un guizzo caldo e avvolgente... bè... la fiammella si spegne dopo un pò, se non riesce a bruciare tutto e subito.
O ci pensa qualcosa/qualcuno a soffocarla, prima o poi.
E dopo spenta non torna più.
A conferma dell'inutilità di ogni tentativo di esistere, di ogni capacità, di ogni sforzo.

Molti hanno fatto di quelli dell'infanzia, la loro vita.
Sia per coincidenze, fissazioni, errori o convinzioni reali, hanno comunque avuto un faro (o un a gabbia, a seconda), che è stato una guida sino alle stazioni dell'inevitabile non-ritorno. Hanno crato i binari certi per un viaggio tranquillo, che non necessita di ulteriori decisioni se non quelle contingenti.

Molti si accorgono, invece, che quelli che chiamavano obiettivi, altro non sono stati che chiodi altrui piantati nel cervello a martellate. I genitori più abili hanno anche dato il martello ai figli convencendoli, poi, a darsi i colpi da soli.
Ecco che timori, incapacità, speranze e sogni svaniti altrui e step sociali, vengono abilmente fatti inglobare come quelli unici e giusti dei figli, mentre in realtà non lo erano e sono per neinte, anche se nessuno si è preso la briga di chiederlo.
O se lo hanno domandato e saputo, hanno pure fatto di tutto per piegarlo, spezzarlo, estinguerlo, disintegrarlo, pur di spianare la strada a "ciò che è giusto".
Poi un giorno, possibilmente troppo tardi sotto molti aspetti, ti accorgi d'essere solo un grumo di rabbia senza sapere il perchè, ti accorgi che stai solo sbattendo le braccia facendo un gran casino senza muoverti di un millimetro, ed, a un certo punto, di non sapere più neanche di averne mai avuti di obiettivi tuoi, ammesso davvero ce ne siano mai stati.
Scopri che proprio non ci sei... stai eseguendo qualcosa, portando avanti qualcosa solo perchè ci sei, ma in realtà non ti appartiene proprio niente.
Niente di niente.
Ed è dura accorgersi di non riuscire, nanche per inerzia, ad andare verso nessuna direzione, men che meno quella verso cui, a suo tempo, ti avevano fatto puntare i piedi.



Non c'è scritto da nessuna parte dove e come trovare un motivo, uno straccio di "perchè", di obiettivo vero, intimo, che dia un senso alle cose, che dia davvero quell'emozione per cui ci si vuole svegliare la mattina per poter dire "esisto", "voglio fare questa cosa", "voglio essere questo tipo di persona",
Non si trova niente che sia davvero lì, all'orizzonte e ogni giorno un passo più vicino.
Nessun autore sfiora il problema, che sembra proprio non esistere.
Obiettivamente, non c'è.
M.

lunedì 26 gennaio 2009

il pc burlone...




... non funziona più.




"Dimenticatemi spesso... "

M.

venerdì 9 gennaio 2009

Sig. Meibi_113 Favole.

Favole a cui sotto sotto, non si finisce mai di credere.
Favole che ci raccontarono da bambini (se siamo stati tra i fortunati... forse) e per questo, divenuti grandi, sosteniamo che sono bellissime.

Probabilmente la fascinazione va oltre la fiaba, perché portando l'alone pseudo-immacolato dell'epoca, riverberano su quella purezza di emozioni che sono rimaste incollate sopra sin dall'età dell'innocenza; ed anche perché ora -proprio per questo effetto di "ritorno"- non si fa ben ben caso al contenuto e le implicazioni.

Il velo dell'infanzia tutto ammanta di sacro che non si deve assolutamente corrompere con la realtà e verità.

Ed ecco un povero pulcino nero, trattato di merda (e diciamolo!) perché diverso, che ha il suo riscatto sociale solo quando diventa uno splendore di cigno.
E nonostante si capisca benissimo che è un racconto di una crudeltà estrema, che non insegna certo a capire, accettare, convivere, amare (sia mai!) o rispettare (delitto) se proprio non si può capire- la diversità ma, anzi, dice che è l'apparenza che conta e devi raggiungere l'eccellenza per essere amato e benvoluto... fa molto trama da film americano a ben vedere... comunque... bè... nonostante tutto ciò, spero sempre magicamente che un pò della mia cignosità venga fuori.

Un ehmmm... dettaglio è che non c'è più ombra di cigno da queste parti, e se anche ci fosse non avrebbe alcun senso esporlo davanti alle brutture del mondo e quelle altrui (del loro sguardo giudicante, basato sul niente, in modo particolare)...
Un altro dettaglio è che ogni giornata porta via con sè, un pezzo di me, sia esso visibile o invisibile agli occhi.. e così, di fatto, ho perso anche l'essenziale :)
...eppure... eppure... Le favole!

Ieri, in strada, avevo un abbigliamento un po' buffo (ma è il mio di sempre), con il mio fido cappello, ma decisamente non consono al clima gelido di questi giorni.
Ho visto molte gomitatine e occhiate che indicavano "quarda guarda lì, ma che idiota" come fossi uno spettacolo da circo.
Una nonnetta mi ha pure rivolto la parola ed era tra il preoccupata, inorridita e incuriosita, ma almeno si è premurata di dirmi: "copriti che c'è freddo".
Mi chiedo quante di quelle persone tanto divertite si siano poste il problema di andare oltre la mia presunta idiozia/stravaganza/esibizionismo e si siano chieste per un secondo il perché. Dubito che il gruppetto dei tre che avevo all'altro lato del marciapiede e che si è voltato in blocco l'abbia fatto, idem per la signora-cigno con la puzza sotto il naso.
ma basterebbe anche un "è così" e basta. E così e nn importa,ma non per indifferenza, ma perchè non è questo, quello che conta.
Penso che tutti loro conoscano la favola, la trovino bellissima e magari la riraccontino pure a figli e nipoti; favola che, nelle sue buone intenzioni, dovrebbe dire di "andare oltre le apparenze", ma non so quanti l'abbiano messa in pratica.
In altri tempi avrebbe vinto la vergogna, l'imbarazzo, l'inadeguatezza, il maledire i miei problemi e non essere come gli altri... avrebbero vinto le lacrime.
Ora questo eterno brutto anatroccolo ha imparato già da un po' la grandiosità di una parola, tanto poco elegante quanto utilissima che è: 'FANCULO.
Ho provato disprezzo, profondo schifo.
Tutto ciò non ha senso, non mi appartiene.
Quasi quasi riscrivo la favola, dove non c'è bisogno di cignare a destra e sinistra per forza per poter vivere e basta, per come si è.

Un cagnolino poi mi ha fatto le feste, lui non vedeva la diversità, sentiva solo le coccole. Penso basti questo per ristabilire l'equilibrio cosmico, di quanto siano misere le persone e grandiosi gli animali.
Con tutto che questa è tra le diversità più stupide che esistano.. figuriamoci le altre! (ma penso si capisca che è solo un esempio-reale-ma in tono di metafora).

C'era una illustrazione di Tony Wolf, nel mio librone, che mi ha strappato (e continua a farlo se mi capita a tiro) ettolitri di lacrime: La povera bestiolina, in fuga e ormai lontano da tutto e tutti (ovviamente, ma non per scelta), ormai arresa alla sua solitudine e disperazione, sotto una lastra di ghiaccio, prossima all'assideramento.
Non so se fosse sensibilità o profezia all'epoca; so solo che ora come non mai lo comprendo e amo nella sua perfezione e intensità.

Per essere davvero una favola sarebbe dovuta terminare lì.
M.

giovedì 8 gennaio 2009

Sig. Meibi_112 Dialogo costruttivo

Medico: - e però dovrebbe andare da uno specialista.

Meibi: - si, lo so... però sa... è che bisogna stare abbastanza bene per riuscire ad affrontarlo e soprattutto crederci... tanto nel medico quanto nella propria speranza di guargione.

- perchè, lei non ne ha?


- no, nè per uno nè l altra.

(sguardo da : eeeeh? ma lo dici proprio tu che ci sei...?)

- e però dovrebbe andare da uno specialista...

- occhei.

giovedì 1 gennaio 2009

Sig. Meibi_111 Buon Anno.

H AHA HA HA HAh AH AH A HAH AH AH AH AH AH AH A HAH AH A AH HAH A HAH A HAH aH A Ha H ah ha hah Aha HAHAh A HA HAHA Ha HA HAH A HAAH HA HA HAH a HA HA H HA HA HAH AH A HA HA HAH HA HAHA HA Ha HA HA H AH A AHA HAHa h ahahhaha haha haha HAAHAHAHah H AHAH...















FORSE.

mercoledì 31 dicembre 2008

Sig. Meibi_110 Reset

Ultimo giorno dell'anno, quello del consuntivo comodo, quello che lascia tutte le cose brutte come non avvenute, e quelle non avvenute come progetto per il futuro.
Ora no, l'adesso non c'è mai. O è andato o sarà...

Colpo di spugna, ma si tanto poi non era così grave - tanto poi son tutti stronzi- e tutto si dimentica, una bella pulizia e via verso nuovi orizzonti là dove nessun uomo è mai giunto prima.
Tanto si ricomincia, giusto?











Già...

venerdì 26 dicembre 2008

Sig.Meibi_109 Maya

Illusione.
Apparenza.
Imvenzione della mente, dell'Io, mistificazione.
Costruzione di un dolore su altro dolore.
Credere di sentire, di esserci.
Sperare di non sentire, di non esserci.
Aspettare di non esserci più.

Non è stato vero.

O dire così è negazione?

Ci sono attimi ed emozioni che in sè stessi completano e modificano tutto: punti di partenza o di morte, a seconda.
Alle spalle hanno un percorso, dove ogni svolta riconduce all'apparenza di un destino da esperire o comunque inevitabile, dove ogni cosa sembra mossa da forze occulte per arrivare a quell'istante.

Invece davanti no, davanti a sè hanno e lasciano un vuoto assoluto.
Per scavalcarlo tutto viene - o deve essere - illusoriamente dimenticato, e poi riempito oppure magari risorgi dalle ceneri, come l'araba fenice, a vita nuova (forse).
Oppure ancora, muori. Si può morire anche senza saperlo e restare vivi, ma è solo per uno scherzo biologico ed una illusione, o farsa, d'esistenza.


E' talmente immensa la distanza tra il sentire attuale e quella di quel momento, ma al contempo è così presente nonostante il calendario scorra imperterrito, ed è un baratro così straziante l'impossibilità di ricucire lo strappo di ciò che è accaduto e di quanto si è sentito, che è come se non fossi io, come se l'avesse vissuto qualcun altro, come se non fosse mai stato vero, ma neanche immaginato.
E ripercorrerlo è rivivere una illusione attaccata alla pelle, alle ossa, all'anima.

Un cristallo enorme, davanti a me o in me, esplode in miliardi di schegge, ma nel momento dell'impatto, non si sa perchè, non si è prodotto alcun rumore.
Questo mi costringe, un secondo dopo l'altro, un millennio dopo l'altro, ad osservare incruedulo qualcosa che è successa ma non è accaduta nello stesso stesso tempo, a riimmaginare la dinamica infinite volte e sto qui aspettare, imprigionato nel paradossso, immoto, il suono dello schianto. Che non ci sarà.
Grido muto nel cervello.

Eppure è tutto qui, sempre con me, che esso sia ciò che rivedo mille volte o sia ciò che giace arrotolato e dormiente ancora custodito nell'oblio della dimenticanza, sempre qui, pronto a strisciare le unghie sulla lavagna ogni volta che le ciglia sfiorano le guance.

Ma, se non è stato vero, non dovrebbe fare così male.
Eppure lo fa.
Ma, se non è stato nemmeno immaginato non dovrebbe esserci.
Eppure sta sempre qui.

E anche se mi vedo, riflesso nero nel buio, e dico che non sono io, lo so che sono io. E il cristallo si ricompone, splendido e lucente, ancora ignaro della sua fine.
E subito dopo un altra scheggia del Tutto ancora intero, penerta vorace ancora più in fondo nel cuore e nella mente.

Fa male il paradiso perduto, esattamente come fa male quello che è stato il marchio dell'inferno.
Eppure non è possibile che sia stato vero.
Forse.

giovedì 25 dicembre 2008

Sig. Meibi_108 Dies Natalis Solis Invicti

C'è chi può...