sabato 14 febbraio 2009

Sig. Meibi_116 SanBlabla

set "operazione opossum" mode on!

martedì 3 febbraio 2009

Sig. Meibi_114 Obiettivo.

Meta, desiderio, sforzo e impegno, per uno scopo verso cui tendere. Attenzione e concentrazione... Tensione e desiderio, infine appagamento... via verso una nuova meta. O ripetizione dell'esperienza, a seconda.
Tutto molto sessuale volendo... sublimato, ma sessuale.
Questo se ci fosse, appunto, un obiettivo.
In breve: se lo raggiungi stai bene, altrimenti sei un fallimento (la proporzione di ciò dipende da tanti intuibili fattori).

Quintali di paragrafi dedicati ad autori che disquisiscono, teorizzano e sperimentano su motivazioni, soggetti esperti e non, strategie, script, e cose così.
Ma Lui è, nella pagine e dentro le persone, sempre presente, dato per certo, come un Essere che si può sentire respirare autonomamente, tanto viene sentito reale, ovvio e scontato, al di sopra di ogni dubbio.

Ma non c'è, in realtà. Non per tutti almeno.
Né a breve, medio, lungo termine.
E non solo perchè le cose non hanno senso in sé, ma proprio perchè non c'è in quanto tale, niente approda a niente.
E se poi magari ogni tanto capita un guizzo caldo e avvolgente... bè... la fiammella si spegne dopo un pò, se non riesce a bruciare tutto e subito.
O ci pensa qualcosa/qualcuno a soffocarla, prima o poi.
E dopo spenta non torna più.
A conferma dell'inutilità di ogni tentativo di esistere, di ogni capacità, di ogni sforzo.

Molti hanno fatto di quelli dell'infanzia, la loro vita.
Sia per coincidenze, fissazioni, errori o convinzioni reali, hanno comunque avuto un faro (o un a gabbia, a seconda), che è stato una guida sino alle stazioni dell'inevitabile non-ritorno. Hanno crato i binari certi per un viaggio tranquillo, che non necessita di ulteriori decisioni se non quelle contingenti.

Molti si accorgono, invece, che quelli che chiamavano obiettivi, altro non sono stati che chiodi altrui piantati nel cervello a martellate. I genitori più abili hanno anche dato il martello ai figli convencendoli, poi, a darsi i colpi da soli.
Ecco che timori, incapacità, speranze e sogni svaniti altrui e step sociali, vengono abilmente fatti inglobare come quelli unici e giusti dei figli, mentre in realtà non lo erano e sono per neinte, anche se nessuno si è preso la briga di chiederlo.
O se lo hanno domandato e saputo, hanno pure fatto di tutto per piegarlo, spezzarlo, estinguerlo, disintegrarlo, pur di spianare la strada a "ciò che è giusto".
Poi un giorno, possibilmente troppo tardi sotto molti aspetti, ti accorgi d'essere solo un grumo di rabbia senza sapere il perchè, ti accorgi che stai solo sbattendo le braccia facendo un gran casino senza muoverti di un millimetro, ed, a un certo punto, di non sapere più neanche di averne mai avuti di obiettivi tuoi, ammesso davvero ce ne siano mai stati.
Scopri che proprio non ci sei... stai eseguendo qualcosa, portando avanti qualcosa solo perchè ci sei, ma in realtà non ti appartiene proprio niente.
Niente di niente.
Ed è dura accorgersi di non riuscire, nanche per inerzia, ad andare verso nessuna direzione, men che meno quella verso cui, a suo tempo, ti avevano fatto puntare i piedi.



Non c'è scritto da nessuna parte dove e come trovare un motivo, uno straccio di "perchè", di obiettivo vero, intimo, che dia un senso alle cose, che dia davvero quell'emozione per cui ci si vuole svegliare la mattina per poter dire "esisto", "voglio fare questa cosa", "voglio essere questo tipo di persona",
Non si trova niente che sia davvero lì, all'orizzonte e ogni giorno un passo più vicino.
Nessun autore sfiora il problema, che sembra proprio non esistere.
Obiettivamente, non c'è.
M.